Archivio Mostre.Mostre
Raffaella Della Olga D102D
Comunicato
La N.O.Gallery è lieta di presentare D102D, mostra personale dell’artista Raffaella Della Olga.
Inaugurazione 25 Settembre 2007 dalle 18.00 alle 21.00
N.O.Gallery – via Matteo Bandello 14, Milano
La mostra rimarrà aperta al pubblico
dal 26 Settembre al 10 Novembre 2007 dalle 15.00 alle 19.00.
Sabato e mattina su appuntamento. Domenica chiuso.
In mostra fotografie e una installazione site specific.
Il lavoro di Raffaella Della Olga riporta la fotografia alla sua natura di procedimento apparentemente oggettivo capace di produrre immagine a partire da una realtà che ne contiene altre.
Opere in mostra
![]() |
![]() |
|
Raffaella della Olga, O 0123/1, |
Raffaella della Olga, O 0123/2, |
|
![]() |
![]() |
|
Raffaella della Olga, O 0123/3, |
Raffaella della Olga, O 0123/4, |
|
![]() |
![]() |
|
Raffaella della Olga, D 36, |
Raffaella della Olga, D209, |
|
![]() |
![]() |
|
Raffaella della Olga, D102D, 2007 (dittico), |
Raffaella della Olga, D102D, 2007 (dittico), |
testo
INCONTRI NOTTURNI CON LA LUNA
Le immagini di Raffaella Della Olga sollecitano alcune questioni che espongo in modo non ordinato. Riguardano: la fotografia, il soggetto, la luce e il paesaggio.
La Fotografia, che nell’immaginario collettivo registra la realtà, ritorna alla sua radice di esperimento per produrre immagine per generare “figure” che con la realtà hanno un rapporto originale, mediato e sorprendente come i primi dagherrotipi. Di fronte al dilagante processo di produzione casalinga, individuale e planetaria di immagini elettroniche e digitali che consegna ai posteri una alluvione di banalità, il lavoro di Raffaella riporta la fotografia alla sua natura di procedimento apparentemente oggettivo, ma invece personale, capace di produrre immagine a partire da una realtà che ne contiene altre. La realtà è una illusione la percezione visiva uno dei modi di registrarla, ma ogni immagine aggiunge nuova realtà alla realtà iniziale e quest’ultima alla fine può essere meno rilevante dei suoi simulacri.
Raffaella utilizza la fotografia come uno strumento versatile che non diversamente dalla pittura è una tecnica che del soggetto enfatizza o svela caratteri nascosti. Ma mentre la pittura è procedura prevalentemente soggettiva la fotografia ubbidisce a principi fisici oggettivi sui quali si può intervenire dall’esterno giocando sui due parametri del tempo e del diaframma. La cosa sorprendente è che le immagini di Raffaella alla fine si collochino da sole in una zona intermedia e magica tra fotografia e pittura.
Il lavoro di Raffaella riguarda poi una seconda questione: il Soggetto. Del multiforme e confuso universo visibile Raffaella rileva solo alcune famiglie di manufatti utili e perciò stesso privi di ambizioni estetiche: tralicci, torri dell’acqua, capannoni, e lo fa seguendo itinerari misteriosi alla cui scelta presiedono, come lei stessa confessa, procedimenti “chimici”. La chimica forse non c’entra, ma la fascinazione del caso sì. Il procedimento di scelta dei luoghi per Raffaella è guidato da un procedimento casuale ma rigoroso: vagare di notte per la campagna fino all’”incontro”. Incontro che è poi sosta ed appostamento come in una arcaica attività di caccia nella quale la preda viene progressivamente avvolta da un cammino a zig zag o a spirale, o anche rettilineo fino al momento del colpo (in fotografia shooting appunto). Colpo però rallentato, ritualmente fissato nel lungo tempo della attesa, della “posa” durante la quale, chimicamente, si costruisce la figura.
Avendo scelto di operare sulla presenza debole della luce, Raffaella rifugge il movimento e ricerca l’immobilità di archetipi ai quali la luce notturna in movimento darà volti diversi e imprevisti. Costretta a cancellare le stelle, trasformate dal lungo tempo di posa in incongrui tratti bianchi, Raffaella lavora su una luce non istantanea ma temporale e additiva; una luce che non si vede o meglio che noi non vediamo con quella intensità ma che forse invece vedono i rapaci notturni.
Spostare la percezione nel campo del non visibile, ma non per questo del non reale, è l’operazione concettuale che Raffaella costruisce realizzando una sua estetica, personale, attonita ir-realtà. In questo senso è “illuminante” il dittico della piccola casa vista alla luce i un lampione e “rivista” a quella atemporale della luna.
Il paesaggio è una categoria della figurazione pittorica, ma qui appare più come una categoria dello spirito nel senso che, superato il soggetto come puro accidente, l’immagine trasmette uno stato emotivo ed esistenziale diverso, prodotto dalla luce dal caso, dal tempo e dalla chimica fotografica che esclude le manipolazioni digitali. Trovarsi di fronte ad un paesaggio che non c’era, ma che in un universo temporale e luminoso diverso c’è, provoca il senso di straniamento e di sospensione che mi sembrano le qualità precipue del lavoro di Raffaella.
Come si sa le ragioni che gli artisti danno del loro lavoro non sono sempre rilevanti e Della Olga non fa eccezione, Non importa il perché ma il cosa e preferisco spiegarmi Raffaella quando esotericamente cerca di catturare la luce dilatata della luna o quella di un buio cielo metropolitano, capaci grazie ad un procedimento fotochimico di produrre senso e sorpresa. Semmai allora è il suo lavoro a spiegare Raffaella.
Franco Raggi







